“I peggiori 30 secondi della mia vita.” L’angosciante testimonianza dell’inferno di Torino

Il racconto di chi, quei momenti terribili, li ha vissuti sulla sua pelle.

“Una giornata memorabile, una festa indimenticabile: questi gli aggettivi che da Torino avrei voluto attribuire al 3 giugno.

Una data, questa, attesa per mesi, forse anni, più probabilmente una vita per molti tifosi bianconeri. Tifosi bianconeri che avevano sentito il richiamo della piazza e della città madre, Torino, per soddisfare la memorabilità dell’evento. Di memorabile ci sarà molto più da ricordare che una “semplice” finale di Champions.

Vi racconterei la giornata, il caldo, l’attesa infinita, i cori, lo stare insieme, la pazza gioia e gli abbracci multipli al gol di Mandzukic, ma nulla di tutto ciò mi appare oggi troppo sensato.

Al minuto 61 Casemiro raddoppia per il Real, al minuto 64 Ronaldo fa tris: non può andar peggio di così, pensiamo. Niente a che vedere con quello che succederà pochi minuti dopo.
Passano circa 3 minuti, il tabellone segna il 67esimo, forse 68, la piazza è ancora ammutolita dal terzo gol di Ronaldo, un silenzio surreale dopo una giornata segnata dalla festa continua. Qualcuno dirà per lo scoppio di un petardo, qualcuno per il crollo di una transenna: dal fondo della piazza un forte boato richiama l’attenzione dei presenti. La piazza, composta da migliaia di persone, si trova impreparata: chi, come il sottoscritto, era più vicino al maxischermo, non ha la percezione di quello che sta accadendo, si trova travolto da un’ondata di persone nel panico totale. Un effetto domino impazzito, minuti di caos e paura che non sono sicuro di potervi spiegare al meglio a parole: rimango incastrato da chi, dalla mia sinistra, cerca di scappare verso destra, cadendo a mia volta su altre persone. “Stanno sparando”, “C’è una bomba”, in pochi attimi tante grida si susseguono. Non vi nascondo che molti abbiano pensato (me compreso) che dal fondo fosse arrivato un camion, o forse un tir, perché il rumore dei passi (e solo oggi a mente fredda ci si può arrivare) di migliaia di persone hanno provocato un fracasso simile a qualunque mezzo in movimento. Comunque, io, fortunatamente, mi trovavo due file dietro alle transenne sotto al maxischermo, e dopo una trentina di secondi nel quale rimango immobilizzato e vengo ripetutamente spinto a terra, riesco a balzare sulle transenne ormai sdraiate e corro più veloce che posso. I peggiori 30 secondi della mia vita. La paura che nella folla sbucasse un camion, quello degli spari accusati da qualcuno, la folla impazzita che ti sale addosso: ricordo di aver pensato “ma sta succedendo davvero?”
Comunque, riesco a scappare abbastanza velocemente e senza conseguenze fisiche, solo un grande shock. Migliaia di gente ammassata nelle parti più interne della piazza però, faranno fatica ad uscirne senza conseguenze. Le case e i locali nelle vicinanze ci accolgono, la paura e lo shock sono ancora tangibilmente vivi nelle nostre facce, nelle nostre voci tremolanti. Chiamo mia mamma e scrivo ad una ragazza, temendo che entrambe siano morte di paura apprendendo la notizia di un qualche attentato in tv. Sono passati circa 20 minuti, la partita è quasi finita, ma onestamente non me ne frega più nulla. Mia mamma mi risponde ridendo, è tranquilla, non ne sa nulla. Sul web e tra la folla inizia a diffondersi la voce di uno scherzo di cattivo gusto. Un sollievo, da una parte. Ci metterò circa un’ora a trovare i miei amici, tutti dispersi come me. Nel frattempo quello che vedo sono i segni del caos e della paura, centinaia di gente a terra, sangue un po’ ovunque, pianti disperati. Le notizie ci dicono oggi che siamo arrivati sui 1500 feriti, di cui alcuni in condizioni gravissime, tra cui un bambino.
Sul cellulare i messaggi di sfottò in un primo momento si trasformano in messaggi di preoccupazione in un secondo, quando la notizia e le immagini arrivano a tutta Italia.

Vengo a sapere che la partita è finita 4-1 per il Real. Era la partita della vita, l’attesa di sempre, una storia da romanzo calcistico: non aveva più importanza. In un’altra situazione sarei stato depresso per giorni, forse settimane. Ora no, della partita non me ne può fregar di meno.
Ieri sera a Torino non ha vinto il calcio, così come non ha vinto il Real o ha perso la Juventus. Ha vinto il terrorismo. Ha vinto la paura. Abbiamo perso un po’ tutti, nella consapevolezza che forse mai più niente sarà come prima. Quei 30 secondi e quello che è venuto dopo li porterò sempre con me. Bisogna raccontarlo, bisogna prenderne atto, bisogna essere pronti. Bisogna vivere comunque.
La paura fa parte dell’uomo, ma non può vincere.

Ieri sera ho perso una finale, ma per pochi secondi ho avuto paura di perdere anche la vita.
E la vita è più importante di una “semplice” finale di Champions, se lo mettessero in testa un po’ tutti.

Doveva essere una giornata memorabile e così, in qualche modo, lo è stato.”

 

Nico Domenicano

Romanzo Calcistico

Ai tempi Gigi Potacqui. Romanziere a tempo perso, fondatore di Romanzo Calcistico.

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