Il romanzo della “Dea”: quando sfiorò la Coppa delle Coppe… In serie B.

Chi mai nella stessa stagione potrebbe qualificarsi per una coppa europea e, per assurdo, retrocedere dalla massima serie?

Impossibile, diremmo. Non per l’Atalanta.

Nella stagione 1986-87 gli orobici, allenati da Nedo Sonetti, chiusero con un deludente penultimo posto in classifica, precipitando così in serie B. Ma nel contempo la squadra fece però molta strada in Coppa Italia, arrivando alla finalissima contro il Napoli di Maradona, che aveva appena conquistato uno scudetto storico. Quindi, indipendentemente dal risultato della finale, l’Atalanta avrebbe rappresentato, seppur da retrocessa, l’Italia in Coppa delle Coppe.
La “Dea” si appresta così ad affrontare quest’insolita stagione, in corsa su tre fronti, ma in serie B.
Il nuovo allenatore è Emiliano Mondonico, che prenderà il posto dell’esonerato Sonetti.
Nei sedicesimi di Coppa delle Coppe l’Atalanta pesca i modesti gallesi del Merthyr Tydfil, che militava nella Southern League, la terza serie gallese. Curiosità: la sua stella è un giovane attaccante, David Webley, di professione imbianchino che alla vigilia della gara sostenne l’esame per la patente di guida, tanto da essere costretto a saltare l’allenamento di rifinitura. Altro calcio…
Incredibile sconfitta all’andata in terra di Galles per 2-1, poi rimediata con la vittoria in casa al ritorno per 2-0.
Al turno successivo l’urna è ancora benevola: sono i greci dell’ Ofi Creta gli avversari dei nerazzurri.
Ancora una sconfitta di misura all’andata fuori casa, stavolta per 1-0, e di nuovo ribaltone al ritorno a Bergamo, sempre per 2-0. La Dea è ai quarti di Coppa.

Stavolta l’avversario è di quelle importanti: a sfidare l’Atalanta ci sarà lo Sporting Lisbona. 

La città è in fermento, non crede ai propri occhi e il blasone dell’avversario pescato da ancora più adrenalina a tutta la piazza. 

Trascinati dallo strabiliante svedese Stromberg, autore di una partita formidabile, la squadra riesce nell’impresa di battere i portoghesi all’ “Atleti Azzurri d’Italia”, con le reti di Nicolini su rigore (procurato dal biondo svedese) e Cantarutti (imbeccato sempre da Stromberg). Si va quindi al ritorno in terra lusitana con un vantaggio di due reti da difendere con le unghie. 

 

Gleen Peter Strömberg

 

All’Alvalade è una bolgia, il clima è infernale e lo Sporting spinge fin da subito al massimo per ribaltare il risultato. E all’ ’66, dopo un’ora di totale assedio, Houtman porta in vantaggio lo Sporting su calcio piazzato. Spinti dal focoso pubblico, i portoghesi trovano addirittura il “pareggio” un minuto dopo, ma verrà poi annullato per un presunto fallo sul portiere atalantino Piotti.

Scongiurato il rischio, i bergamaschi stringono i denti e a nove minuti dalla conclusione Nicolini recupera palla a centrocampo e innesca Cantarutti. Il portiere Damas abbandona disperatamente la porta nel tentativo di frenare il giocatore nerazzurro, che però aggira l’estremo difensore e infila in rete. La favola dell’Atalanta può continuare. 

Tra la finale e gli orobici c’è l’ostacolo Malines, altra rivelazione del torneo.

A difendere i pali della squadra belga c’è uno dei portieri più forti dell’epoca, il leggendario Michel Preud’homme.

L’andata inizia nel miglior modo possibile: Stromberg, vero e proprio trascinatore, trafigge il portierone belga all’ottavo minuto di gioco: i tremila tifosi bergamaschi giunto sino a Mechelen sono in delirio. 

Purtroppo il Malines riuscirà a ribaltare il risultato e a chiudere la gara sul 2-1. 

Il ritorno a Bergamo è la gara del secolo per la piccola Atalanta. Trentacinquemila spettatori affollano lo stadio atalantino, e il vantaggio di Garlini su rigore che chiude il primo tempo fa sognare i tifosi della Dea. Così sarebbe romanticamente finale.
Nel secondo tempo però i belgi spezzeranno il sogno bergamasco, che finisce quindi in semifinale. 

A tutt’oggi, la cavalcata dell’Atalanta è ancora un record imbattuto: è l’unica squadra a partecipare alla serie B e ad essere arrivata in una semifinale di una competizione europea.

Una storia incredibile, scritta dalla Dea Bergamasca.  

 

 

Romanzo Calcistico
Ai tempi Gigi Potacqui. Romanziere a tempo perso, fondatore di Romanzo Calcistico.
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