Storia di un Fenomeno inarrivabile

Che cosa sarebbe stato  se non fosse stato perseguitato dagli infortuni?

“Metti una pistola nei pantaloncini e, al momento di sparare, prega di essere così veloce da riuscire a prenderlo.”

Parole di Billy Costacurta, che spiegò l’unico modo possibile per poterlo fermare. Sicuramente in molti avranno già capito che questa speciale “dedica” l’ex difensore milanista la stava rivolgendo all’unico e vero fenomeno riconosciuto da tutti: Ronaldo,”O’ Fenomeno” appunto.

 

La sua storia inizia quando un romantico giorno viene scoperto da un bancario, tale Alexandre Martins, a tempo perso cacciatore di talenti, che casualmente passava dai campi di periferia di Rio de Janeiro. “Ehi amico! Ho trovato una pepita d’oro!” Dirà al suo collega e socio Reinaldo Pitta. Fiutato l’affare del secolo, il “Gatto e la volpe” ( così rinominati in Brasile proprio dopo la scoperta di Ronnie ), acquistano il suo cartellino e lo portano al Cruzeiro, dove, di lì a poco, inizierà la leggenda di Luis Nazario da Lima.

“Dargli la palla è aver già segnato mezzo gol.” Dirà il suo d.s. dell’epoca, il monumento brasiliano Jairzinho. Nel club di Belo Horizonte, Ronaldo inizia a far parlar di sé in tutto il mondo. Dal Sudamerica all’Europa, arriva soave il richiamo.

Quindi la tappa olandese al Psv, l’ex squadra del suo connazionale e amico Romario, passato al Barcellona, a cui chiederà consiglio.

“Cosa c’è a Eindhoven?”, chiede curioso Ronnie. “Freddo”, risponde il Baixinho. “E poi?” – “La Philips.” – “E poi?”, insiste Ronaldo. “Basta. Il freddo e la Philips”, conclude secco Romario.

Leggenda vuole che i compagni di Ronaldo al Psv, si accorsero, dopo un allenamento, che mentre si sfilava i calzettoni, ne portava la bellezza di quattro paia… Forse aveva preso un po’ troppo sul serio le parole del Baixinho.

Poi la chiamata del Barcellona.

Nell’unico anno catalano, il “Fenomeno” stupisce ancora tutti con le sue fantastiche giocate, i suoi gol e le sue meravigliose accelerazioni, come quella memorabile che portò a uno dei gol più belli della sua carriera, realizzata al Compostela il 12 ottobre 1996, dove il suo allenatore, Sir Bobby Robson, ripreso dalle telecamere, esultava urlando verso il pubblico dietro di lui: “Non può essere vero! Com’è possibile?”

Ma incredibilmente, dopo appena una stagione (saranno 47 le reti in 49 partite totali in maglia blaugrana), con una Coppa delle Coppe vinta e già in odore di Pallone d’Oro, Ronaldo decide di “scappare” dalla Catalogna. Ed è qui che irrompe nella sua vita il suo padre adottivo, colui che lo amerà come un figlio, Massimo Moratti. Il presidente dell’Inter lo acquisterà per la cifra record di 51 miliardi, pagando l’intera clausola rescissoria, più tre miliardi di indennizzo Fifa.

Il brasiliano a Milano troverà l’amore incondizionato dei tifosi nerazzurri e un’allenatore, Gigi Simoni, con cui instaurerà un rapporto unico.

“Ronnie era buono, allegro e generoso, lo amavamo tutti. Avevamo un rapporto meraviglioso, solo che era un po’ pigro. Gli dicevo di allenarsi un po’ di più, e lui mi rispondeva:’Mister, 25 gol mi bastano’… Mi fregava sempre con queste risposte…”
Ma se il suo allenatore, i suoi compagni e i suoi tifosi lo adoravano, c’era di contro a chi Ronaldo provocava terrore: i difensori avversari ovviamente.

Da Maldini a Thuram, da Nesta e Cannavaro, a chiunque veniva chiesto qual era l’attaccante più forte e difficile da marcare, tutti all’unanimità rispondevano Ronaldo.

“Era immarcabile. Al primo controllo ti superava, al secondo ti bruciava, al terzo ti umiliava. Un extraterrestre.” Fabio Cannavaro docet.

E se perfino Zlatan Ibrahimovic, il narciso per eccellenza del calcio, sentenzierà “non ci sarà mai un giocatore migliore di lui”, allora possiamo dormire tranquilli.

All’Inter Ronaldo passerà, comunque, cinque anni travagliati, conditi più da delusioni e infortuni che da vittorie. Così, viste anche le frizioni con l’allora tecnico Hector Cuper, (si, proprio lui, l’eterno secondo!), il brasiliano si trasferisce ai campioni d’Europa in carica del Real Madrid di Figo, Zidane, Raul… e Ronaldo. Non male eh?
Dopo quatto anni e mezzo nei “Galacticos”, O’ Fenomeno stupirà tutti nel gennaio 2007, quando passerà al Milan, eterna rivale della sua tanto amata Inter, prima di chiudere in Brasile. Ma d’altronde, bisognava aspettarselo da uno che ha “stupito” il mondo intero per anni con le sue meravigliose giocate.

A chiunque chiedi che giocatore è stato Ronaldo, le risposte sono sempre le stesse: “inumano”, “extraterrestre”, “fenomeno”.

Ciò che esce spontaneo chiedersi è però sicuramente: ”Cosa sarebbe stato senza quei maledetti infortuni?”

La cosa certa è che il suo nome, Ronaldo, riecheggia già nella leggenda calcistica.

Romanzo Calcistico

Ai tempi Gigi Potacqui. Romanziere a tempo perso, fondatore di Romanzo Calcistico.

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